
“L’uomo primitivo non conosceva il bar. Quando la mattina si alzava, nella sua caverna, egli avvertiva subito un forte desiderio di caffè. Ma il caffè non era ancora stato inventato e l’uomo primitivo aggrottava la fronte, assumendo la caratteristica espressione scimmiesca. Non c’erano neanche bar. Gli scapoli, la sera, si trovavano in qualche grotta, si mettevano in semicerchio e si scambiavano botte di clava in testa secondo un preciso rituale. Era un divertimento molto rozzo, e presto passò di moda. Allora gli uomini primitivi cominciarono a riunirsi in caverne e a farsi sui muri delle caricature, che tra di loro chiamavano scherzosamente graffiti paleolitici. Ma questo primo tentativo di bar fu un fallimento. Non esistevano la moviola, il vistoso sgambetto, il secco rasoterra, il dribbling ubriacante e l’arbitraggio scandaloso, e la conversazione languiva in rutti e grugniti.”
(Stefano Benni, Bar Sport)
Stefano Benni inizia così il suo Bar Sport. Bel libro, lo consiglio. Ma non è mia intenzione parlare di questo. Il mio era solo un pretesto (è proprio il caso di dire un pretesto d’autore!) per introdurre l’argomento: stavolta si parla di bar. Sì, bar. Proprio quello: il bar dove si prende il caffè, dove ci sono i coni gelato che sgocciolano non appena ti prendi il lusso di non dargli una leccatina. Forse riflettevo sul bar perché è come se in questo periodo fosse diventato una seconda casa, a parte il fatto che secondo me io sono sempre stata un tipo da bar. Nel senso che la frequentazione di questo luogo ricco di golosità, spuntini, gratta e vinci e birre ha dei risvolti interessanti, almeno io ce li vedo. È un po’ come se ci fosse una filosofia di vita sotto, e per molti secondo me c’è, anche se non lo sanno. Però esiste. Pensate all’anziano, tanto per dirne una: la mattina ha un orario medio di sveglia che si aggira intorno alle cinque, massimo cinque e mezza. Una volta che si manda qualche accidente con la moglie, che diavolo si mette a fare? E qui subentra il bar. L’oasi, il salvagente. Caffè, o magari cappuccino, giornale, i commenti sulle notizie di politica con gli amici pensionati e via con qualche insulto anche in questa situazione: “Ma tu guarda Berlusconi…’sto fijo de ‘na mignotta!” dice Tizio “Ma che cazzo stai a di’, ma vaffanculo…intanto ha levato l’ICI, col cazzo che i comunisti l’hanno fatto!!” replica Caio. E così fino a che, forse, si trova un placido accordo e si passa a parlare d’altro, magari di sport, ovviamente di calcio. E lì, inutile dirlo, all’improvviso il bar diventa un covo di simil Giampiero Mughini e Maurizio Mosca, nonché abili Collina e mister Spalletti in persona. Però al bar due chiacchiere non te le toglie nessuno. Tanto, male che va, il barista è diventato amico tuo pure lui. Che poi in realtà è amico un po’ di tutti. Forse per interesse personale o perché magari gli sei simpatico per davvero, fatto sta che il barista è l’amico di tutti. E, anche se non ci chiacchieri di persona, i fatti tuoi li sa lo stesso. Il mestiere ideale delle persone curiose e perché no, anche un po’ pettegole. Che bello. Secondo me stare al di là del bancone tante volte significa diventare, volenti o nolenti, degli studiosi di comportamenti, abitudini, manie, usi e costumi delle persone che inevitabilmente, a meno che non siano delle persone di passaggio, si affezioneranno al locale. E se mi affeziono io, e ti affezioni pure tu, finiremo per conoscerci per forza e magari un ‘ciao’ ce lo scambiamo. Ecco. Il bar come luogo di incontro e di socievolezza. Certo a volte anche scenario di risse, ma stanotte mi sento stranamente quasi positiva, e quindi tralascio. Sai, quando qualche idiota tracanna un po’ d’alcool di troppo e quando si annoia perché non ha argomenti nella vita, sono cose che succedono. Come succede che alcune persone frequentino il bar perché amano giocare a carte. Ma, quella che nasce come una passione o un passatempo, spesso finisce per diventare la rovina di molte famiglie. Dicasi altrettanto per le slot machine. Il bar può essere anche un luogo di giovani, poi quello dipende dal bar. Nel mio paese ci sono bar frequentati solo da vecchi, bar di giovani e bar che sono una via di mezzo…il bar dove passo un po’ di tempo io, per esempio, è sostanzialmente un bar di giovani, anche se ogni tanto ci fa capolino anche la gente grande (come se io non lo fossi!), per non dire il circolo delle vecchiette solite al gelatino e ai pettegolezzi serali. L’aperitivo, il caffè del bar…hanno tutto un altro sapore. Il cruciverba sotto il fresco di un alberello che fa ombra, la musica di sottofondo, la partita di biliardo o perché no, di biliardino, il sano ozio estivo trascorso tra una chiacchiera e l’altra, il bicchiere delle mance, la partita di pallone, la sperimentazione di gusti gelato che rallegrano le papille gustative, le bollicine di una birra fresca che solleticano il palato, la speranza negli occhi di chi è incline al vizio del gioco e che crede ancora che la ruota della fortuna gira e che tanto prima o poi quei 500.000 euro saranno nascosti proprio sotto quella fastidiosa patina argentata di un gratta e vinci.
Le conclusioni non sono proprio il mio forte, anche perché quando scrivo non concluderei mai, perciò mi appello a voi, al vostro spirito d’osservazione e alle vostre esperienze. Mi piacerebbe sapere se sono io la nullafacente della situazione o se qualcuno di voi, come me, crede che la vita da bar, nelle giuste dosi, nasconda un suo perché.
Ad maiora
Ch.rdn
Tags: LinuxSe vuoi inserire un commento, per favore completa il form sottostante.
Il contenuto di questo sito web è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.